🟩ingresso libero

Le nuove solitudini Napoli
a cura di Adolfo Ferraro

Si nasce e si muore soli. Certo, nel mezzo c’è un bel traffico.
Paolo Conte
Si nasce e si muore soli , che già è un eccesso di compagnia.
Carmelo Bene

Essersi dimenticati il senso di collettività è il mutamento più evidente degli ultimi decenni.
Hanno contribuito a questa assenza (tra le varie cause) un progresso a cui è stato tolto lo sviluppo delle relazioni, un allarme sociale volutamente sempre più preoccupante, la sostituzione dei rapporti umani con l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati che prendono il posto delle persone, le paure più o meno motivate e tutte le mancanze di sicurezze. Questa assenza produce le nuove solitudini.

Straordinariamente plurima nei suoi significati, la parola ‘solitudine’ richiama vissuti molto diversi e risonanze contrapposte di valori. La solitudine è per alcuni sofferenza, per altri sollievo; per alcuni malattia, per altri cura. Nella solitudine l’umanità appare talvolta dolorosamente perduta, in altri casi riconquistata. Solitudine può significare chiusura, angoscia, afflizione, ma anche pace, liberazione da esteriorità dispersive, scoperta di relazioni più autentiche con se stessi e con gli altri.

In effetti non esiste una solitudine ma esistono le Solitudini: la solitudine scelta consapevolmente quella a cui ci si rivolge perché non c’è altra possibilità, la solitudine imposta, la solitudine come fuga, come la volontà di superare la consapevolezza del rifiuto, la solitudine come estraneità al mondo, la solitudine che si avverte anche quando si sta tra la gente, la solitudine inventata, la solitudine dell’attesa.

La solitudine come malattia: soffrire di solitudine è una condizione che viene diagnosticata attraverso sintomi ben definiti ed è riconosciuta come causa predisponente alla depressione e al suicidio.

E poi ci sono le solitudini felici, quelle vissute come colpa o espiazione, le solitudini inconsapevoli, e altre ancora.

E anche gli esperti ne parlano con modalità alterne: Melanie Klein si riferiva ad una solitudine depressiva , Donald Winnicott parlava di una solitudine evolutiva e Kierkegaard affermava che «Da chi non ha mai vissuto in solitudine raramente vien fuori qualcosa di buono o di cattivo. Nella solitudine si trova l’assoluto, ma anche il pericolo assoluto».

Ne sono parte integrante e di partenza il complesso delle variazioni e delle alterazioni che avvengono nelle componenti strutturali o nei maggiori sistemi relazionali della attuale società per come viene indirizzata , proponendo valori/regole/prigioni funzionali che spingono all’isolamento piuttosto che alla condivisione.

Nella giornate di approfondimento si valuterà la trasformazione significativa che si produce nella struttura relazionale dell’attuale periodo storico, realizzando uno stato emotivo o uno stato di isolamento in cui una persona si sente sola o priva di connessione significativa con gli altri. E di come queste condizioni hanno avuto risonanze non solo nei modelli sociali ma anche nel proporre una nuova e diversa possibilità di rappresentarlo nelle modalità espressive e comunicative.

Ci si propone di approfondire come queste nuove condizioni hanno avuto risonanza – e ancora influenzano – oltre le vite delle persone, le manifestazioni espressive dell’ultimo trentennio, dalla letteratura al teatro, dalla musica alle arti figurative.

Programma della giornata di approfondimento del 21 maggio:

  • ore 10:00/13:00 diario dei mutamenti/diario delle assenze
    con Pino Ferraro, Luciana Cappabianca, Umberto Serra (on line), Carlo Falcone, Luca Trapanese (on line)
    ingresso libero fino ad esaurimento posti
  • ore 20:30 Antonella Morea in “Sono viva per miracolo”
    spettacolo a pagamento