“Giacomino e Mammà” è il terzo testo catalano che Ianniello traduce per la scena in napoletano. Se in “Chiòve” di Pau Miró ci trovavamo all’ultimo piano di un immaginario condominio napoletano dei Quartieri Spagnoli, e in “Giocatori”- dello stesso autore – c’eravamo spostati nello spazioso secondo piano ricco solo di ricordi che era la casa del Professore, il piccolo appartamento col terrazzino al primo piano di questo edificio drammaturgico italo iberico è stavolta l’oggetto del desiderio attorno al quale ruota la vicenda del testo di Oves e Galceran. Giacomino, cinquantenne, ha perso il lavoro e si ritrova indebitato per star dietro ai desideri di consumo della moglie e dei figli adolescenti.

La vendita dell’appartamento in cui vive la madre potrebbe aiutarlo a rimettersi in sesto, certo, ma lei non è affatto d’accordo. Il momento di difficoltà diventa così l’occasione per mettere a confronto due epoche della vita, occasione nella quale l’amore tra una madre e un figlio viene a galla in maniera prorompente mentre si ride parlando di cucina, di quattro per quattro, della capacità di vivere inseguendo i propri sogni o le rate dei propri acquisti, tra saggezza, parolacce, incomprensioni e momenti di autentica e profonda commozione quando si scopre che a un certo punto della vita non si possono dire più le cose importanti.

regia

di Santiago Carlos Oves/Jordi Galceran- traduzione e regia Enrico Ianniello- aiuto regia Costanza Boccardi

con

con Isa Danieli e Enrico Ianniello – scene e costumi Barbara Bessi, luci Lucio Sabatino, suonoDaghiRondanini

produzione

teatri uniti

 

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