MAMMA – piccole tragedie minimali
di Annibale Ruccello
con Fabrizia Sacchi e Enrico Ianniello
regia Enrico Ianniello

costumi Federica Del Gaudio
disegno luci Simone Picardi
suono Daghi Rondanini
video Livia Ficara
aiuto regia Costanza Boccardi
direzione tecnica Lello Becchimanzi

direzione di produzione Pasquale Liguori, Fabia Lonz
responsabile allestimenti Enrico de Capoa
amministrazione Luciana Simeone, Romilda D’Ambrosio
comunicazione Gabriella Galbiati, Alessia Guardascione
ufficio stampa Sara Formisano | grafica Sofia de Capoa
foto di scena Pino Miraglia | sartoria Itaca
si ringraziano Carlo De Nonno, Agenzia Teatri, Teatre Akadèmia Barcelona

produzione Casa del Contemporaneo
durata 70 minuti

Nel 1986 Annibale Ruccello registra alla Siae un “monologo in quattro parti”, riportando il titolo “Mamme” e non “Mamma”, come venne poi intitolato nella versione edita. Nel luglio dello stesso anno debutta ufficialmente con lo spettacolo, interpretando figure materne che non riescono a confrontarsi con il mondo esterno e sono intrappolate nel loro sentirsi protagoniste assolute. Sono mamme gelide, sole, esiliate dalla loro cultura d’origine e in ciascuna si cela un disagio tale che le porta a cercare un mezzo di evasione dalla realtà, come l’identificazione nei personaggi televisivi, nelle attrici delle telenovelas o in torrenziali cascate di parole che diventano costume, scenografia, ambientazione, tempo, corpo, usura, orizzonte.

Fabrizia Sacchi ed Enrico Ianniello, a quarant’anni esatti dalla prima messinscena del luglio 1986, riportano in scena il delirio, la cattiveria e l’insensatezza di questi personaggi materni. 

“Le fiabe” è il titolo del primo episodio, una rivisitazione del cunto napoletano, in cui si narra di una umanità ambigua, ambivalente, sporca e vinta dalla storia e dal tempo; “Maria di Carmelo” rappresenta in maniera ruvida e scabrosa la vita quotidiana di una donna ospite di un manicomio convinta di essere la Madonna, ma col segreto desiderio, ben più profano, d’essere la cantante nazionalpopolare Orietta Berti. 

In “Mal di denti”, tratto da “Notturno di donna con ospiti”, una mamma sofferente per il mal di denti, nel giorno di Venerdì Santo, scopre che la figlia Adriana è incinta. Le sue considerazioni spaziano dal senso comune di vergogna/rabbia al rifiuto del pensiero di scendere di un gradino sociale imparentandosi con il figlio di un operaio, fino alla tragedia del suicidio della ragazza.

 “La telefonata”, infine, consiste in un unico, lungo e concettualmente infinito monologo al telefono, nel quale la Mamma fa mostra di tutta la sua ampia preparazione su telenovelas e gossip, spaziando tra presenze televisive e quadretti familiari, mentre  bada – o, meglio, sbraita contro – figli e nipoti, a cui sono stati imposti nomi dei personaggi di soap-opera in voga negli anni ’80, tra cui Veruska, Morgana, Ursula e Isaura.

Definitivamente allontanata dalla propria cultura originaria, anche questa Maria, dall’archetipico nome materno, perde e ritrova qualche riflesso di sé in quello spezzatino narrativo disgregato, entropico, che sono ormai i mezzi di comunicazione di massa.