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Trent’anni dopo (1996-2026)

OMAGGIO A DARIO BELLEZZA
a cura di Massimiliano Palmese
introducono
Massimiliano Palmese (scrittore e regista)
Marco Beltrame (Università La Sapienza di Roma)

a seguire proiezione del documentario Bellezza, addio (Zivago Film, Cinecittà Luce)
in sala
Dieci ritratti di Dario Bellezza, fotografie di Dino Ignani

Oggi la poesia è un movimento di resistenza clandestino.
Maria Luisa Spaziani

Nel 1996, esattamente trent’anni fa, uno scoop giornalistico rivelava all’Italia che il poeta Dario Bellezza era malato di AIDS. In anni in cui, per mancanza di cure efficaci, la malattia faceva ancora grande paura, quella notizia sbattuta in prima pagina segnò l’inizio di vero e proprio calvario: additato per strada come un appestato, il poeta si rinchiuse in casa fino alla morte. 

Trent’anni dopo, questo OMAGGIO A DARIO BELLEZZA è l’occasione di ricordarlo a chi lo ha letto e di far scoprire un grande poeta a chi ancora non lo conosce. A presentarlo saranno lo scrittore e regista Massimiliano Palmese, che ha curato l’evento, e Marco Beltrame dell’Università la Sapienza di Roma, autore del saggio “Tra inferni e paradisi. Vita e teatro di Dario Bellezza” (Il Simbolo, 2026). 

A seguire la proiezione di Bellezza, addio, prodotto da Zivago Film e Cinecittà Luce, documentario che ripercorre la vita e l’opera di uno dei più originali poeti del nostro Novecento. 

Vocazione poetica precocissima, carattere ribelle, omosessuale sfacciatamente dichiarato, il talento del giovane Dario Bellezza fu subito riconosciuto da alcuni tra i più grandi nomi del tempo – da Pier Paolo Pasolini ad Alberto Moravia, da Elsa Morante ad Anna Maria Ortese. Quando, infatti, nel 1971 uscì la sua prima raccolta di poesie, Invettive e licenze, Pasolini non esitò a lanciarlo come “il miglior poeta della nuova generazione”. 

In “Bellezza, addio”, gli amici Renzo Paris e Franco Cordelli ricordano il poeta dai tempi dell’Università fino agli anni maturi, passando per le performance nella cantina teatrale romana Beat 72 e il glorioso Festival Internazionale dei Poeti di Castelporziano del 1979. Ninetto Davoli, Barbara Alberti e Elio Pecora raccontano una Roma in cui si aggiravano ancora i grandi nomi del Novecento come Gadda a Palazzeschi, insieme ai nuovi “mostri sacri” tra cui Moravia, Morante, Pasolini per la letteratura e Mario Schifano e Tano Festa per le arti figurative. Gli anni Ottanta cambiarono il mondo e il trionfo del libero mercato strappò ai poeti l’ultima briciola di autorevolezza o funzione sociale. Quegli anni portarono con sé anche un virus sconosciuto: Nichi Vendola racconta che l’affacciarsi dell’AIDS fu un vero e proprio trauma collettivo, mentre Maurizio Gregorini e Fiammetta Jori ricordano l’amico Dario negli ultimi mesi di una vita tutta spesa nel “sacerdozio della poesia”. 

Eppure, quando il collezionista Giuseppe Garrera ci mostra l’archivio privato del poeta che, messo all’asta, lo Stato non ha voluto comprare, ci chiediamo: forse non sono più tempi di poesia? 

“Finché esisteranno poeti,” rispondeva Dario Bellezza, “sarà sempre tempo di poesia”.

 

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