PALESTINARTE

– 29 novembre, ore 14.30 – aula 3.5 di Palazzo Giusso (Napoli)
conferenza “Le coordinate coloniali del genocidio palestinese” in collaborazione con l’Università di Napoli L’Orientale

Iain Chambers scrittore e antropologo, già docente studi culturali e postcoloniali Università di Napoli l’Orientale
Ruba Salih, antropologa palestinese, Università di Bologna
Chiara Cruciati, vice direttrice de Il manifesto
Miguel Mellino, antropologo culturale, Università di Napoli l’Orientale
Maria Rosaria Greco, Mediterraneo contemporaneo

Alla luce del continuo sostegno delle democrazie occidentali al genocidio che Israele sta compiendo a Gaza, insieme alle persistenti violenze quotidiane in Cisgiordania (che si estendono al Libano) è forse il caso di tornare a una storia più profonda, che inizia molto prima del 7 ottobre dello scorso anno, o addirittura della Nakba del 1948, per cogliere l’incomprensibile fallimento dei cosiddetti valori occidentali in Medio Oriente.

Ingresso libero 

– 29 novembre ore 20.30, Sala Assoli (Napoli)
reading con la poetessa palestinese Jumana Mustafa in dialogo con Omar Suleiman e Maria Rosaria Greco.
Musica a cura del musicista palestinese Tarek Salameh (oud).

È una poesia profondamente libera quella di Jumana Mustafa. Anche nella forma. Nessun titolo per le sue qasida, nessun ordine precostituito è autorizzato a imprigionare i suoi versi che spaziano liberi: liberi dall’essere vincolati ad un unico significato, liberi di immergersi nel più profondo dell’animo umano e soprattutto nell’immenso animo femminile, liberi di essere scanzonati e di sbeffeggiare con leggerezza il sistema partendo dal proprio intimo. Aldo Nicosia, nella sua prefazione di “Inciampo, non appena cammino lentamente” (l’unica raccolta di poesie di Jumana Mustafa, tradotta in italiano fino ad oggi) scrive che “Jumana definisce la sua poesia di un “coraggio tranquillo”, mai rumoroso, mai ribelle. I suoi versi vedono lontano, ma non hanno orecchie da prestare ai vacui gemiti del mondo” Jumana, poetessa e giornalista, è nata nel Kuwait da una famiglia palestinese nel 1977 e oggi vive in Giordania.

ingresso libero con prenotazione obbligatoria 

Mediterraneo contemporaneo è il luogo della cultura “Altra” e considerata diversa in cui è centrale la visione decoloniale. Quest’anno arriva alla quarta edizione: dopo il Libano della prima edizione 2021, la Tunisia del 2022, la Turchia del 2023, nel 2024 non poteva non parlare di Palestina.

Lo fa con “Palestin.arte” che è l’incontro di tre realtà contigue: oltre a Mediterraneo contemporaneo, c’è Femminile palestinese che dal 2014 parla di Palestina attraverso la sua cultura e la voce delle sue donne, e Casa del Contemporaneo, il Centro di produzione teatrale che oltre al teatro promuove vari linguaggi artistici contemporanei.

Tre realtà che si uniscono in un unico sguardo sulla Palestina con “Palestin.arte” per sottolineare che arte e cultura sono forme di resistenza.