Nella suggestione di riproporre in scena Pièce Noire (testo vincitore all’unanimità del Premio Riccione per la drammaturgia nel 1985), di Enzo Moscato, mi sono lasciato condurre da tre fascinosissimi nuclei organici e tematici.

Il primo, piuttosto indicativo, è quello pervenutomi attraverso il titolo stesso dell’opera: da un lato, cioè, una “pièce”, che filologicamente mutuata dal francese starebbe a ‘significare’ una recita, una commedia, o una drammaturgia, una storia, una fiaba, o anche una ‘camera’, un interno; dall’altro un “noire”, una quasi avversativa tinta cromatica fosca, torbida, criminale; e ancora, il sottotitolo “canaria”, programmatico affresco di identità prigioniere, di reclusioni emotive.

Se ne inferiva, allora, direttamente la seconda intuizione: quella, cioè, di una sorta di dichiarata e barocca (meta)teatralità, cui tuttavia soggiace, da ambiguo trompe-l’oeil, un funesto e disperante motivo esistenziale, l’eterno dilemma dell’essere (o diventare) , di ‘individuarsi’ e ‘debuttare’ in un mondo percosso da coazioni e castrazioni. Il terzo, ausiliare, elemento era, infine, la polisemanticità/plurisignificanza della lingua moscatiana, una vera e propria partitura musicale che avvalorava le oscillazioni interpretative del testo tra realistico e simbolico, tra esplicito e irreale.

In definitiva, dunque: una specie di moderna fiaba dark abilmente mossa tra psicoanalisi, thriller e leggerezza; un ambivalente gioco rappresentazionale, comico e grottesco, teso tra verità e finzione, come all’inizio di un grande sogno, che interroga il rapporto tra mondo interiore ed esteriore con la forza di una parola esplosa, tenendo sempre, al suo interno, il cuore pulsante di un’umanità febbrile e disarmante.

Al centro della vicenda, troviamo La Signora, donna torbida e maledetta, maitress e proprietaria di locali notturni, che sogna di riscattare una vita segnata dagli orrori della guerra e della prostituzione inseguendo la perfezione. Si alleva, così (proprio come la suddetta ‘canaria’), tre ambigue creature, con l’intenzione di renderli degli ‘angeli’, degli esseri puri ed eccezionali, cresciuti ed istruiti al mondo dello spettacolo, della forma, dell’estetica.

Due di loro, però (chiamati Cupidigia e Bramosia), falliscono nell’incarnazione del capolavoro e, ormai ribelli e dispettosi, inquinano costantemente gli ideali della madre/matrigna; mentre il terzo, Desiderio, ancora immacolato, ancora imbrigliato nell’anelito di perfezione angelica, dopo aver vissuto tutta la vita in una rigida e disciplinatissima prigionia, si accinge a debuttare in uno dei locali della Signora, mettendo infine la propria bellezza e i suoi turbamenti alla prova del contatto col mondo.

E come Desiderio, anche io, dopo anni di studio, di preparazione e di ricerca, vissuti sotto l’egida del mio Maestro – che altri non è che lo stesso Moscato – mi approssimo a questo confronto con il mio passato, mi metto alla prova con queste attuali vesti di metteur-en-scène oltre che interprete, e provo a fare il mio – personalissimo – debutto, sperando di trovarci, io e Desiderio, nuovi slanci, altre commozioni.

Giuseppe Affinito

Pièce Noire

(Canaria) 1983

di Enzo Moscato

con

Giuseppe Affinito, Luciano Dell’ Aglio, Lauraluna Fanina, Domenico Ingenito, Anita Mosca, Rino Rivetti, Angela Dionisia Severino

ideazione scenica, adattamento e regia Giuseppe Affinito

scena Tata Barbalato

costumi Dario Biancullo, Clara Varriale

assistente alla regia Emilio Massa

allestimento e luci Enrico de Capoa, Simone Picardi

ricerca musicale Teresa Di Monaco/ Giuseppe Affinito

trucco Vincenzo Cucchiara

parrucco Sara Carbone

foto Alessandro Scarano

organizzazione Claudio Affinito

Produzione Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo

2 Date programmate

Dove

teatro ghirelli