PLAY VIVIANI 
da Raffaele Viviani
diretto e interpretato da Tonino Taiuti
spazio scenico Tonino Taiuti 
costumi Sara Marino 
disegno luci Carmine Pierri
assistente alla regia Luca Taiuti 
foto di scena Ivan Nocera
immagine di copertina e pupazzi realizzati da Tonino Taiuti
elementi di scena realizzati da Mauro Rea e Michele Lubrano Lavadera
si ringrazia Lino Musella, Stefano De Matteis, Antonia Lezza, Brunello Leone produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
durata 60 minuti

Il romanzo polifonico che Raffaele Viviani ha realizzato con il suo teatro diventa qui un coro per voce sola. Tonino Taiuti, dopo aver sperimentato la formula con Lino Musella in “Play duett” e averla poi rodata con Gatto randagio, quel “play”, lo trasforma in un metodo e in un programma per affrontare il teatro del passato e del presente, per “giocarci” interpretandolo, recitarlo e cantarlo in ricostruzioni inedite. Così come ha fatto con “Play Moscato”, autore a cui è legato da vicinanza artistica e poetica. Torna ora a uno degli autori più amati, Raffaele Viviani, che ha frequentato in tempi lontani con Toni Servillo con Alfredo Arias (Circo equestre Sgueglia) che gli è valso, per la seconda volta, il premio “Le Maschere del teatro italiano” come attore non protagonista. Qui Taiuti ci mostra l’autore in una nuova prospettiva: Viviani è l’immediatezza dell’agire scenico che viene rappresentato quasi sempre calcando quel segno realistico che gli è proprio, all’opposto Play Viviani mette in primo piano la poesia che accompagna i personaggi e che definisce il loro mondo, una poesia della vita e dell’esistenza fatta di cose elementari e necessarie, che offre una sorta di aura a quasi tutta quella folla di “persone” che l’autore convoca in scena.

Taiuti costruisce drammaturgicamente un percorso circolare, come l’arena di un circo in cui i personaggi sono anime che ritornano, riaffiorano, per modulare una sorta di Spoon river di Viviani e di quel mondo. Se nelle opere originali la storia centrale è accompagnata dalle mille voci che ne fanno da scenario e sostrato, Taiuti innesta invece i vari personaggi uno nell’altro senza costruire una storia definita, ma li fa incontrare ponendoli su un’altalena che ciondola tra tragedia e commedia per definire e strutturare una ideale hilarotragedia che fa da tessuto allo spettacolo.