RUBEDO
scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Affinito
aiuto regia Domenico Ingenito
suono Teresa Di Monaco
fonica Fabio Calvetti
allestimento e luci Enrico de Capoa, Simone Picardi
costumi Dario Biancullo
assistente scene e costumi Clara Varriale
organizzazione Claudio Affinito
produzione Casa del Contemporaneo
durata 50’
RUBEDO immagina il momento in cui ti capita di tornare in una stanza abbandonata, in uno spazio della memoria, vero o trasfigurato. Ritrovi tanti piccoli frammenti, tracce, pezzi scomposti di te negli oggetti, nei volti, nei ricordi. Cosa farsene di tutto ciò? Cosa conservare e cosa lasciare andare per sempre?
Il protagonista in scena inizia, così, un viaggio nella propria storia, nella poesia, nell’amore, nel genere e la sessualità. È la voce di un’anima acerba, ancora in cerca di risposte, di costruirsi. Tra dialoghi impossibili, soliloqui, travestimenti, canzoni e versi, lo seguiamo in una festa di parole, un’accorata sinfonia di vita antica e nuova.
Una sorta di monologo interiore per riflettere su una condizione esistenziale – che è, anche, intimamente generazionale: il desiderio di scoprirsi, amarsi e dare un senso al proprio stare al mondo.






