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Stabat Mater
di Antonio Tarantino
regia Luca Guadagnino con Stella Savino
con Fabrizia Sacchi
produzione Argot Produzioni e Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito
in co-produzione con Teatro delle Briciole – Solares Fondazione delle Arti
e Fondazione Sipario Toscana onlus – La città del Teatro

Maria Croce è una donna sola, emigrante del sud a Torino, che urla e vomita al mondo, soprattutto a Giuvà, l’amore della sua vita, la sua disperazione, e lo fa con grazia e sarcasmo, nel suo dialetto, in napoletano. In questa divertente e agghiacciante litania non risparmia nessuno, perché lei “mica tiene scritto sali e tabacchi in fronte?”, e tutti sono coinvolti nel mistero della sua vita e di suo figlio, e quando capirà la verità sarà la sua natura ad agire di conseguenza.
La scrittura è forte, compatta e concentrica, piena di malaproprismi linguistici, commistioni dialettali, frasette ripetute a loop che conferiscono alla Maria tutta la sua popolana irriverenza.

Stabat Mater è una preghiera medievale che evoca Maria di Nazareth mentre sta ai piedi della croce durante la crocifissione di Cristo. Questo topos, ricorrente in letteratura e arte, simboleggia una sofferenza estrema e profondamente umana. Maria, oltre a essere una figura centrale nella religione cristiana, rappresenta in modo laico la maternità di fronte all’innaturale dolore di vedere un figlio morire. La sua immagine incarna il dolore, la forza e la compassione materna in un momento di tragedia assoluta.