Titolo dello Spettacolo Museo del popolo estinto (ovvero ‘carnaccia’)

Scrittura, Progetto Scenico e Regia Enzo Moscato

Cast Benedetto Casillo, Enzo Moscato, Vincenzo Arena, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Emilio Massa, Anita Mosca, Antonio Polito

Scene e Costumi Tata Barbalato

Luci Cesare Accetta

Musiche Dimomos

Assistente alla Regia Anita Mosca

Fonica Teresa Di Monaco

Organizzazione Claudio Affinito

Durata 100 minuti

Debutto giugno 2021 Campania Teatro Festival

Produzione Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo

Perché meravigliarsi o chiedersi il senso di questo titolo: Museo del Popolo Estinto?
In fondo, tutta la mia drammaturgia, fin dall’inconscio degli esordi, è stato un continuo e, via via, più consapevole mettere insieme, elementi e frammenti per la messa a punto e la visione della progressiva, ma inarrestabile estinzione, di popolo e cultura, della “gens neapolitana” all’interno di uno specifico, crudelissimo “Museo” — il Teatro, appunto — che nell’esporre la nuda verità, sia pure in forme immaginifiche e simboliche, non è e non può essere mai, reticente o connivente con ciò che viene detto il degrado.
Composto allora di vari frammenti testuali, autonomi, e nello stesso tempo, interdipendenti tra di loro, il plot, narra – de narrativo, dello spettacolo, di questo intende farsi carico: della negatività e il debordo, noir, civile, storico, estetico, morale, di cui l’odierna città di N.* (e, con essa, quasi tutte quelle dell’universo mondo) si sono lasciate con indolenza investire, negli ultimi tempi, ammalandosi, impestandosi. E lo fa, (ancora una volta, con l’ausilio scritturale dell’autorevole voce di Antonin Artaud) dispiegando, tra sintagmi e fonemi, significati e significanti, una sinistra, respingente, ma necessaria fascinazione: quella che proviene, non so, dalla visione obbiettiva della putredine e il male odore, di un corpo cittadino (fatto di pietre e sangue, di massi e di carni, di frasi e di silenzi) che un tempo fu propositivo e glorioso. E che oggi, forse, si potrebbe paradossalmente ancora sanare, salvare, ri-vivificare, MA SOLO ATTRAVERSO l’andare e il venire in noi della MEMORIA, (o della SOSTANZA del TEATRO).  Che dovrebbe eticamente avere l’osare di una PAROLA NUOVA (o, almeno il suo tentativo) la quale ponga finalmente le premesse per uno sperabile e prossimo e perdurabile, risolutivo “RESURGAM” di tutti quanti: UOMINI, ANIMALI E COSE, insieme.

Enzo Moscato