Titolo dello Spettacolo Tempesta

Autore da “La Tempesta” di William Shakespeare

Cast Massimiliano Foà, Luca Iervolino, Paola Zecca

Installazioni artistiche Antonella Romano

Musica dal vivo Massimo Cordovani

Progetto e regia Rosario Sparno

Assistente alla regia Henrike Beran

Video Maker Pietro Di Francesco

Produzione Casa del Contemporaneo/Le Nuvole e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale 

Debutto novembre 2009, Teatro Mercadante_Napoli per “William e Samuel, la stanza blu”

Una tempesta di parole, ma anche di immagini e suoni che ci portano sull’isola incantata di Prospero, ma soprattutto su quella del servo-mostro Calibano, lo schiavo, il deforme, il triste diavolo, la lenta tartaruga, il pesce crapulone, che sogna nuove storie “ma stavolta senza re”. Come in un sogno, o forse proprio sognando con Calibano, le parole diventano strumento di libertà e magia.

Parole che travolgono i protagonisti, gli attori e con loro gli spettatori.

La magia è il tema centrale visto che è il meccanismo più usato da tutti per comporre insieme la trama dello spettacolo. Il racconto ha inizio quando gran parte degli eventi sono già accaduti…Prospero rinuncerà alla magia con un famoso monologo, noto riferimento a Shakespeare che con quest’opera abbandona il teatro per riconciliarsi con se stesso e la società.

Note di regia
L’approccio iniziale all’opera, e il conseguente lavoro di adattamento, si è articolato intorno ad una semiologia nuova e comprensibile a tutti (anche ai più piccoli), ed ha portato all’ideazione di un luogo scenico che si allontanasse dallo spazio teatrale classico per porre lo spettatore al centro di un’istallazione di cui potesse sentirsi protagonista.
La decostruzione e la successiva ricombinazione, narrativa e scenica, dei topoi caratterizzanti del testo è avvenuta a partire da tre termini chiave: magia, isola, schiavo.
Ma l’isola incantata del mago Prospero e dello spirito Ariel, quella in cui l’innocente Miranda conoscerà l’amore del naufrago Ferdinando, è soprattutto l’isola dello schiavo Calibano. La forza semantica e storica della parola schiavo risulta essere quindi trainante in un cambiamento di prospettiva, che ha determinato sia la direzione della riscrittura del testo che le scelte registiche. Perchè più di tutti è Calibano, il deforme, il selvaggio, il servo-mostro, a interpretare, dopo l’incontro con una lingua nuova, la nascita delle domande e il desiderio di inventare nuove storie.
Perché ci sia una storia “senza più re”. Rosario Sparno

Un particolare allestimento “green”: alcune location
L’isola incantata nata dalla fantasia di Shakespeare, l’isola fatta di spremute di more e fresche sorgenti d’acqua, ha trovato – negli anni – la sua dimensione reale, oltre che naturale, in alcuni particolari siti d’interesse naturalistico della regione Campania. Esperienze insolite di visione dello spettacolo, completamente immersi nella natura, anticipate da brevi passeggiate nei sentieri boscosi accompagnati dalla flora tipica del paesaggio, dai suoi colori, dai suoi odori.

Allestimenti:
anni 2012 e 2013: Foresta Regionale di Cuma in occasione de “Il Bosco e la Duna”
anno 2021: Neviere del Monte Faito

Dettagli d’arte
Lavorare sul testo di Shakespeare in luoghi magici come il Faito o la Foresta di Cuma ha donato al mio operare artistico apertura e spazialità – così Antonella Romano descrive il percorso che l’ha portata da attrice ad artista a tutto tondo a realizzare le istallazioni in ferro e lamiera che sono al centro di questo particolare allestimento a impatto zero – La natura ingloba tutto restituendo potenza ed energia ai corpi, alle parole, agli oggetti scenici, alla musica, tutte note di uno stesso spartito che ben orchestrate fanno la magia del teatro, trasformandola in una profonda esperienza per chiunque voglia attraversare questa magnifica Tempesta”.

Note musicali
I suoni musicali che viaggiano durante lo spettacolo sono favoriti da una diffusione nell’ambiente che, nonostante ci si trovi in uno spazio all’aperto, restituisce agli spettatori ogni piccola sfumatura. Il vibrafono può giocare con il folletto Ariel, i tamburi e le lamiere sospese agli alberi possono creare tempeste e stare in scena con Prospero e Calibano, le chitarre possano scherzare con Miranda e Ferdinando – scrive in una nota il musicista Massimo Cordovani – Uno strumento particolare si trova al centro della postazione che occupo: un tamburo armonico, dal suono ipnotico, derivante dalla fusione di due strumenti noti anche come Handpan. La Rammerdrum che Marco Tirino ha realizzato dandomi la possibilità di portarlo in scena. La magia è già nel posto, nelle parole immortali, nella perizia degli attori, nei costumi, nell’allestimento. A noi, con il suono, non rimane che stare lì con tutto questo, attenti a contribuire a questa sospensione con il nostro sogno migliore.

Foto di copertina Vincenzo Broccoli.